mercoledì, 19 novembre 2008 - 17:25

Cara Marta,

 

credo sia venuto il momento di fare un po’ d’ordine, come le brave massaie. Non è primavera, ma se aspettiamo il cambio di stagione finiamo sommersi dalla polvere e dalla sporcizia. Scusa la metafora da casalinga, ma dovendo mediare l’attività primaria che mi fornisce la sussistenza (leggi ‘il lavoro’) con l’attività collaterale di casalinga, direi che oltre la salute, punto critico delle nostre giornate sia il tempo.  Tempo che si perde, tempo che si potrebbe impiegare meglio, tempo per un po’ di relax.

Ed io è un po’ che non riesco a “risparmiare” tempo per me. Ti chiederai il perché ma soprattutto tu cosa c’entri col mio tempo perso. Ora ti spiego. Quando ero un giovane virgulto, trovai lavoro in un’azienda privata, delocalizzata grazie ai famosi incentivi per l’industrializzazione delle vallate circostanti il Comune di Genova (che poi divennero i famosi siti Obiettivo 2). I servizi di pubblico trasporto erano a quei tempi affidati a compagnie private, non erano molto frequenti, ma, tutto sommato erano puntuali e affidabili nelle ore destinate alle fasce lavoratrici. Poi, per mia scelta, lo ammetto, decisi che l’aria di campagna fosse più salutare e mi trasferii in un’altra vallata, aggravando il disagio del tragitto da casa al lavoro, ma proprio perché fu una mia libera scelta, di ciò non mi lamento.  

Dopo anni di beato isolamento, stanca di gelate e freddo invernale e conseguenti spese esorbitanti per il riscaldamento, decisi di tornare in città, approfittando anche del trasferimento dell’azienda in sito centralissimo:

area portuale di Molo Giano 

 

Ma ahimè, qui iniziano le dolenti note.

 

  • Una totale mancanza di parcheggi nella zona di residenza (sì, lo so, siamo una città aggrappata alla montagna, e anche questo sicuramente non è “colpa” tua…)
  • colta non tanto da spirito ambientalista, ma perchè già usa a spostarmi con i mezzi pubblici, decido che quando si trova un parcheggio buono, questo va tenuto con le unghie e con i denti e opto per i trasferimenti in autobus da/per il luogo dove trascorro più di un terzo della mia vita, da oltre 33 anni
  • dopo la prima settimana di adattamento (sperando che gli effetti negativi come il jet-leg si esaurissero in breve tempo), dovetti purtroppo constatare che il tempo medio di percorrenza per la sola andata era (ed è) di un’ora e mezza, con una media di 8 km/h… : i percorsi alternativi non sono possibili, le combinazioni treno+bus non hanno orari coincidenti, meno che mai treno+metro, considerato anche che credo siamo l’unica città al mondo ad avere una stazione centrale NON COLLEGATA ALLA METROPOLITANA                                                       [e qui ti apro una parentesi: se si consegnasse a ciascun viaggiatore una mazzetta da muratore, credo che nel giro di una settimana, il tunnel per collegare i binari della stazione sotterranea di Principe con la metropolitana sarebbe pronto. Basterebbe un solo colpo a testa e via… altro che talpa!
  • triste e delusa, sono quindi obbligata a tornare alla prima soluzione, il mezzo privato, riuscendo a ridurre notevolmente il viaggio, almeno la sera, perché la mattina, per evitare il caos del ponente, ci vogliono circa 25 minuti di coda per fare 7 km, da Pegli a Genova-Ovest... A questo punto, potremmo chiedere il rimborso alle autostrade… o farci pagare noi per percorrerla, non credi Sorriso?
  •  Aggiungio anche, perchè non so se te lo ricordi,  che quando le aree portuali erano chiuse, l’AMT forniva un bel servizio navetta che da Calata Chiappella arrivava all’area di levante di via dei Pescatori. Oggi non più. Varchi aperti, anche se regolamentati dall’Ente Bacini, e degli autobus sono rimasti solo i paletti delle fermate…       [apro un’altra parentesi, scusa: come mai durante il Salone Nautico ricompare un bus AMT che porta i visitatori dal parcheggio del Cineplex al Salone e poi altrettanto subitaneamente sparisce alla chiusura della manifestazione? È una curiosità che mi assilla da quasi cinque anni…]
  •  due anni fa una notizia sconvolgente: apre la stazione della metro di Sant’agostino. Perfetto, mi dico, ora sì che posso usare i mezzi pubblici!!!  Ero persino riuscita ad accorciare il viaggio fino a tre quarti d'ora... Due mesi dopo la sua apertura,  chiude il varco portuale di molo Giano per i ben noti lavori (non ancora terminati) sotto il Centro dei Liguri, campetto da pallone in piena zona di traffico della circonvallazione a mare, previsti campi da tennis, e... parcheggio a pagamento...  E’ rimasto chiuso per quasi due anni e vi è in previsione una prossima chiusura per il completamento dei lavori, tanto perché tu lo sappia. Ed io continuo ad usare l’auto.
  • Però.. ecco che ora c’è un nuovo problema: l’Ente Bacini ha deciso di ‘privatizzare’ (io direi di ‘monetizzare’) l’area sita tra molo Giano e Molo Guardiano, dove si poteva, fino alla scorsa settimana, parcheggiare!!! E non più tardi di ieri mattina, dopo un’ora di infruttuosa ricerca del parcheggio, ME NE SONO TORNATA A CASA!!!

Per cui, da oggi, sono OBBLIGATA ad usare il mezzo pubblico.

 

Non pretendo certo che il Comune rinunci alle aree di sosta a pagamento dove si potrebbero lasciare le auto per poter percorrere in bus tratte più brevi, oppure che l’assessore ai trasporti sia costretto a spendere i soldini per far rimettere i mezzi in porto per quei poveri disgraziati che ci lavorano, né tanto meno che tu debba usare la tua influenza sull’Ente Bacini, che oltre ad essere remunerato dagli affitti che sborsano le varie aziende, deve pur poter guadagnare anche sul parcheggio interno per i vari dipendenti.

 

Quindi, poiché da oggi mi attendono circa 3 ore di viaggio al giorno, cosa ne diresti di far attrezzare i bus con generi di conforto (per esempio, colazione per la mattina e aperitivo con salatini per la sera), poltroncine un po’ più comode, musica di sottofondo, luci idonee per chi magari si volesse rilassare con un buon libro, senza dimenticare aria deionizzata in modo da togliere i cattivi odori?

 

Chiedo solo di poter utilizzare questo tempo che forzatamente mi viene sottratto in modo più adeguato, non credi?

 

Grazie in anticipo e con infinita stima.

 

 

Una contribuente che paga le tasse!!!

 

 

il_tempo

mercoledì, 12 novembre 2008 - 22:54

sbadiglio

 
Qualcuno mi ha lanciato frecciatine dicendo che 'qui si batte la fiacca'... solo perchè è un po' che non scrivo.
E' vero, di mezzo c'è anche un po' di stanchezza, che, si sa, ad una certa età è normale, poi ci aggiungiamo anche una bella infreddatura (sì lo so nica, dirai che è colpa mia che sto sempre leggera Sorriso...) ma non sono certo questi motivi sufficienti a farmi tenere le manine lontane dalla tastiera. No, le ragioni sono altre:  diciamo che ho visto fiorire decine e decine di post sui soliti argomenti, tra inni al nuovo presidente americano e invettive contro la vedette del Bagaglino in versione premier (o era il contrario?), e mi sono volutamente tenuta lontana da queste pagine, almeno come autrice, mentre ho continuato a seminare 'zizzania' come spettatrice.
 
Questa limitatezza di orizzonti mi ha dato infatti da pensare: già ci sono le cronache televisive che ci pilotano sui soliti argomenti, in senso politically correct e con il solo intento di aumentare l'audience. Ritrovare la stessa (dis)informazione qui devo dire sinceramente che mi ha alquanto infastidito. Così, mentre negli States (e non solo) si acclama l'uomo che (si spera) realizzerà il grande sogno di Martin Luther King, il mondo va avanti. Continuano le stragi del sabato sera, l'economia va a rotoli, in Afghanistan il 'fuoco amico' fa strage di donne e bambini. E noi niente. Si parla solo di Obama e delle 'carinerie' del premier e delle polemiche/risposte che arrivano anche dall'Eliseo.
E' come avere a disposizione tutta l'informazione possibile, grazie alla rete, e limitare la nostra lettura alla prima pagina di quotidiano. Si perdono argomenti che ci toccano molto più da vicino, per esempio l'affermazione del giudice della consulta sul ricorso della Procura di Milano verso la sentenza Englaro, oppure la ripresa dell'iter parlamentare della legge sull'editoria, già nota come DDL Levi-Prodi che vorrebbe sottomettere i blogs all'iscrizione al registro della comunicazione (con conseguenze dirette sulla responsabilità penale di chi pubblica in rete).

 
Forse sono un po' contorta, forse dovrei parlare dell'ultimo libro letto o affidarmi alla metafora di una poesia.
Forse potrei raccontarvi che mi sto organizzando per partecipare al Bar Camp-o de'Fiori.
Forse potrei, ma oggi no.
 
Magari domani...
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
lunedì, 13 ottobre 2008 - 13:15

Non sono sparita!!! E non sono ancora in corso i logici festeggiamenti post-compleanno, come qualcuno aveva supposto Sorriso.

Ho terminato solo ieri sera la mia full immersion annuale tra comandanti, ingegneri e architetti navali, nonché la mia passeggiata tra megayachts e imbarcazioni da regata. Ho passato nove giorni ad ammirare gioielli della tecnica e del design italiano, che farebbero invidia ai più lussuosi appartamenti dell’8° arrondissement parigino, di Mayfair o della Fifth Avenue.

 

blue

 

 

Per inciso (e nemmeno molto), le notizie che circolavano tra gli operatori, vedevano i contratti superiori ai 5 milioni di euro in crescita, in grande contrapposizione all’attuale periodo di recessione economica, che non è solo paventata dai titoli dei giornali. E’ reale. E come sempre le mie celluline grigie erano in movimento continuo.

 

Una riflessione su tutte è quella che vede il decadimento dell’uso di alcuni vocaboli. Leggendo i titoli dei giornali e guardandomi attorno, ho avuto l’esatta rappresentazione del divario tra ‘miseria e nobiltà’, vocaboli quasi scomparsi dal nostro quotidiano.

 

Infatti, nel ventunesimo secolo, si ha quasi paura a pronunciare la parola ‘miseria’, vuoi per vuota e latente retorica, vuoi perché la si pensa legata ai secoli passati, a quella civiltà contadina a torto considerata ‘misera’ o ‘miserevole’, vuoi per esorcizzarne la paura stessa. Misero era l’aggettivo comunemente associato al lavoratore povero, senza aspirazioni di emergere, del tutto soggiogato dalla sua condizione, soprattutto dalla mancanza di istruzione, alla classe nobile, di cui è sempre stato il servo. Oggi la parola miseria è stata sostituita da ‘povertà’, in contrapposizione a ‘ricchezza’, che anticamente era il logico connubio con la nobiltà.

Quanti di noi leggono cifre che quantificano ‘chi’ vive al di sotto della soglia di povertà, cifre che non sono poi così lontane da chi lavora con uno stipendio medio basso, pur avendo una discreta istruzione?

Ma si parla di ‘povertà’ e non di miseria…

 

D’altra parte, anche il vocabolo ‘nobiltà’ è quasi scomparso. Le cause? Prima di tutto, la cacciata della monarchia, seguita dai matrimoni misti con la borghesia nascente, che ne hanno esaurito i discendenti, depurandoli dai titoli nobiliari. Ed a questa nobiltà se ne è sostituita un’altra: quella della classe borghese, politica, dirigente, retta e sorretta abilmente da un solido patrimonio economico, le cui origini potrebbero essere definite "fortunose", a dir poco…

 

Ed eccomi quindi riemergere da nove giorni chiusa in questa gabbia dorata, dove ho visto sfilare i nuovi nobili, riconoscibilissimi dagli abiti ostentatamente casual, ma rigorosamente firmati, che indossano solo Rolex, con palmare e Montblanc d’oro nel taschino della camicia, elargire a noi ‘miseri’ lavoratori la loro benevolenza.

 

A parte voler reiterare il vero significato di aggettivi come ricco, povero, misero e nobile, cui la letteratura passata ha già dedicato fiumi di parole, mi sono anche sorpresa a sorridere. Di fronte allo spauracchio, non così remoto, di una recessione mondiale, ‘questi’ nobili, dietro l’immancabile sorriso a 32 denti, mi sono sembrati impauriti, preoccupati, quasi sull’orlo di una crisi di nervi. Chi non ha quasi nulla da perdere, è certamente più sereno, soprattutto ha la certezza di saper e dover comunque lavorare, rimboccandosi le maniche, cosa che i parvenus non hanno mai affrontato in prima persona.

 

Ma il sorriso è stato breve, annullato dalla quasi certezza che questa crisi, la peggiore dal 1929 a detta degli economisti, oltre a bruciare molti titoli e molto denaro, contribuirà ad aumentare il divario tra il ricco ed il povero.

 

Non ci resta che attendere…

 

 

 

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

venerdì, 29 agosto 2008 - 10:29
Questa semi-immobilità, causata dal mio piccolo infortunio domestico, mi sta tenendo al PC per molto tempo, quasi un anticipo di quello che sarà da lunedì - se ci riesco - il mio rientro in ufficio. E anche a casa, ho il vizio di 'leggere' il giornale con il feedreader.
 
Sfoglio i feed non letti e una notizia (classificata come Tecnologia & Scienza) mi ha colpito: non tanto per la notizia, stravagante in se, quanto per il tono serio dell'articolo. Da amante del cibo, della sua preparazione, da perfetta 'golosa' degna del girone dantesco (ad eccezione del cioccolato che proprio non mi smuove un baffo...) mi sento chiamata in causa, ma solo dal titolo: leggo il resto e un pensiero vorticoso, parte in sordina e poi, sempre più forte, fino a diventare un urlo.
 
FERMATE IL MONDO! VOGLIO SCENDERE!!!
 
Ma come si può concentrare l'attenzione su notizie simili?
 
 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
mercoledì, 27 agosto 2008 - 14:41
Da sempre l'uomo ha creato vocaboli in grado di rappresentare non solo gli oggetti, ma anche quelle 'percezioni' astratte che coinvolgono la sfera emotiva. E per le parole astratte ha creato una parola ed il suo esatto contrario, siano esse sostantivi o aggettivi: bianco e nero, dolce e salato, chiaro e scuro, bene e male, fortuna e sfortuna, gioia e dolore, sorte e malasorte.
Credenze che risalgono a riti pagani, poi trasposte nel cristianesimo, ci ricordano come l'uomo abbia sempre cercato di mitigare gli effetti negativi della sorte con sacrifici, doni propiziatori, voti, o con semplici oggetti che se indossati o tenuti accanto possono proteggerci: gli amuleti ed i portafortuna.

montage_talismanes

Non sono mai stata superstiziosa, nè tanto meno ho mai creduto al potere del cornetto o del ferro di cavallo, ma da ieri ho cambiato idea: dopo 10 mesi di faticosa 'convivenza' che avrebbe dovuto durarne solo 5 o 6, dopo una serie di eventi negativi culminati nelle ferie che anzichè rilassarmi, mi hanno fatto venir voglia di tornare di corsa al lavoro, ecco la classica goccia che fa traboccare il vaso!

IMG_0146

FRATTURA AL 3° 4° E 5° DITO DEL PIEDE = 15 GIORNI CON GAMBA INSERVIBILE E CONFINATA IN CASA!!!

 

ERGO... cercasi disperatamente un amuleto efficace!

 

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

giovedì, 07 agosto 2008 - 12:34
Pare di sì. Ritmi rallentati dal caldo afoso e sole a picco che sembra non risparmiare nessuno.
 
Sfogliando il giornale on line si va dal padre padrone che sequestra moglie e figlie per 14 anni (e qui, ammettiamolo, il caldo ha poco a che vederci) al giudice ritardatario che permette la scarcerazione di due delinquenti di serie A, alla 'mamma' esasperata che accoltella il figlio perchè non le voleva restituire la macchina (eh, si sa, prendere un autobus in agosto è proprio difficile!) oppure da un'isola di Stromboli invasa dai rifiuti (saranno quelli napoletani trasferiti?), al "ministro della propaganda" Gasparri che insieme alla ministra dei giovani fanno la loro bella sparata sulle Olimpiadi (sullo stile "armiamoci e partite"), che è nulla però a confronto di quella dell'ex ministro Castelli, che non ha rispetto nè per i morti nè, tanto meno,  per l'organo ufficiale di statistica.
 
Mi consola solo leggere che qualcuno negli Stati Uniti ogni tanto ci batte... solo che... ehm... non credevo questa notizia fosse così importante da trovare spazio al TG1 di ieri sera Triste...
 
 
 
Ma che ci importa... da domani inizia l'orgia sportiva olimpica, che ci farà tifare Italia in tutte le specialità, anche se di questi sport non ne sappiamo proprio nulla, e poi si parte per le ferie e a tutto il resto ci penseremo a Settembre Sorriso, nel più classico stile Italia!
 
 

ferie

 
 
 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
martedì, 29 luglio 2008 - 01:34
Nonostante il periodo ‘caliente’, riesco durante la giornata ad adocchiare le notizie. A volte mi sento come il classico tipo che, a scrocco, sull’autobus, legge il giornale di quello che sta davanti a lui. [Preciso che ‘mi sento’ ma in effetti non l’ho mai fatto personalmente: ho sempre invidiato infatti chi, appeso alle maniglie del bus, riesce a piegare in 4 il giornale e a leggere tranquillamente, tra uno scossone, una frenata, pigiato tra la gente…] Comunque, grazie al feeder, riesco a stare in contatto con il mondo, anche se, spesso, vorrei non leggere certe ‘cose’ (chiamarle notizie, beh… è dura, IMHO…).
Ecco i "pensieri altrui" che mi fanno meditare:
Titoloni a tutto tondo annunciano:
E dopo arrivano le precisazioni sul termine ‘sicurezza’, partendo dall’inglese ‘safety and security’ (a proposito, quanti sanno esattamente il significato di queste parole?...)
E' ormai quasi una moda questo ‘terrorismo’ mediatico sulla sicurezza, intesa come lotta alla criminalità, ai rom, agli extra comunitari, gente che scende in piazza per linciaggi, percentuali in rialzo su gente che ha ‘paura’ fornite con dovizia di particolari e poi? Poi si scopre che siamo anche insicuri per la paura del domani: quindi tutto ciò che ruota attorno alla questione lavoro e precariato, sanità, social welfare (bello usare l’inglese eh?), ecologia, ecc. E in nome di questa ‘insicurezza’ ci difendono i militari? Mah…  Spero solo che la lettura non si limiti al titolo, ma vada fino in fondo all’articolo.
 
E poi questo articolo, che subito mi ha strappato un sorriso. Poi mi ha resa triste e subito dopo mi ha fatto riflettere su ciò che farei io al suo posto. Non mi sono data una risposta. Ma di sicuro, se penso che è di ieri l’annuncio che, stando alle stime, oltre il 25% della popolazione ha passato i 65 anni… beh, non siamo lontani da una società di vecchi. Non amo questa parola, ma ogni tanto occorre dirla.
Se poi le nuove leve (ragazzini dai 10 ai 14 anni), sono quelle che – notizia TV di stasera – hanno devastato una scuola elementare, filmandosi con il telefonino e caricando il tutto su Youtube… allora divento sempre più triste.
 
Anche se è estate, e si stanno avvicinando le vacanze…
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
martedì, 22 luglio 2008 - 14:18
E’ da qualche giorno che queste parole mi frullano in testa. Ci sono momenti in cui occorre fermarsi e ragionare su episodi quotidiani, soprattutto se negativi. E allora rifletto e cerco una risposta: ma non è mai la stessa. Come avere due palline dentro un’urna e fare un’estrazione al buio: il risultato è del tutto casuale.
Sono stata ‘accusata’ di essere una persona che si crea troppe aspettative e so che questo non è vero. Non lo è nella misura in cui queste ‘aspettative’ sono originate anche dal comportamento altrui. D’altra parte non concordo nemmeno sulla parola ‘aspettativa’ e ciò che essa implica:
“L’aspettativa è la previsione ragionevolmente realistica dell'individuo circa la condotta degli altri membri della società, in un contesto di incertezza. Oggetto di studio della sociologia e della psicologia sociale, le aspettative di comportamento sono prodotte dai ruoli e dalle norme sociali e possono essere definite un prodotto culturale. La crescente esperienza dell’individuo circa l'aggregazione sociale permette all’attore di servirsi di (ed essere investito da) aspettative tanto solide e affidabili quanto la conoscenza delle dinamiche sociali è approfondita.”
Non amo avere dei ruoli nei rapporti interpersonali, e tanto meno li impongo ad altri, e non sono avezza a servirmi delle persone, o come dicono in molti ‘prendo dalle persone ciò che mi possono dare’.
Però, ecco… diciamo che mi aspetto una certa coerenza, almeno quanto quella che sono solita applicare a me stessa. Coerenza anche negli aspetti negativi. Coerenza al limite intesa come sincerità, al di là di conformismi vari. Ed è quindi vero, forse, che ho delle aspettative…
Poi vedo l’evoluzione di un rapporto nel corso del tempo (e spesso è un’involuzione) e allora mi domando ‘perché’ ciò accada e quasi sempre, non essendo fatalista, cerco delle responsabilità soggettive: e non è quasi mai l’altra persona ad avere colpe. Sono io. Io e le mie illusioni, quelle che mi creo, quelle in cui riesco a crogiolarmi, finchè la realtà non mi sbatte in faccia una verità diversa.
“Un’illusione è una distorsione di una percezione sensoriale, causata dal modo in cui il cervello normalmente organizza ed interpreta le stesse. Nell’illusione, il soggetto percepisce la realtà, ma, per diversi motivi, altera questa percezione. Si possono distinguere diversi tipi di illusioni:
o       illusione affettiva: la percezione della realtà viene alterata dalle emozioni che la persona sta provando in quel momento
o       pareidolia: di fronte ad una realtà poco definita, incompleta, poco illuminata, entra in azione la fantasia che, utilizzando elementi ed immagini interne alla psiche della persona, elabora in modo fantastico lo stimolo sensoriale ricevuto  In termini psicologici, questo fenomeno viene chiamato anche “proiezione” indicando con questa parola, qualcosa che il soggetto proietta sulla realtà che vede”


Ma anche questa spiegazione non mi soddisfa. Mi ritengo sufficientemente cartesiana da essere disincantata, e quindi refrattaria alle facili illusioni. Sono abbastanza diffidente, iper-reattiva agli stimoli, specialmente se negativi. Però è un dato di fatto che mi sia creata delle illusioni e al momento buono, queste persone mi hanno deluso…
A monte di tutto, e negli episodi specifici, resta purtroppo la realtà di un errore di valutazione. Errore che, non essendo ben delineato, potrebbe ripetersi (e toglierei il condizionale, perché per me, è una quasi certezza )
Soluzioni al problema: l’isolamento, la solitudine, frenare gli entusiasmi altrui per non aumentare i propri, o riportare tutti i rapporti a freddi e gentili conformismi, senza rimanerne coinvolti?
Non mi ritengo capace di realizzare nemmeno una di queste possibilità – se non la prima. Non sono così programmatrice, preferisco l’immediatezza e la spontaneità. Non trovo risposte se non nel rumore delle due palline che girano dentro l’urna…

“…poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli..”


Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
lunedì, 14 luglio 2008 - 23:57
Giudicare è un verbo che non mi piace, ma senza volerlo, tutti noi lo facciamo. Giudichiamo e sentenziamo sui fatti della politica, della cronaca, del gossip. E molte volte lo facciamo sull’onda dell’emotività, senza ragionamenti, senza mediazioni. E’ una specie di istinto.
Mi piacerebbe però che quando si scrive di qualche argomento, ci si ricordasse di rileggere, di pensare e magari anche di informarsi. Vedo che non sempre è così. Come per la sentenza di questa sera per il processo alle forze dell'ordine per i maltrattamenti e gli abusi subiti dai manifestanti alla scuola Diaze e alla Caserma di Bolzaneto, occorsi ormai 7 anni fa, in occasione di quel nefasto ed inutile evento che fu il G8 a Genova. Giudizi che definire qualunquisti è dire poco, e difesa 'dell'ordine costituito' ad oltranza. Forse qualcuno ha 'dimenticato' che tra le persone oltraggiate c'erano semplici cittadini, giornalisti, gente affumicata dai lacrimogeni cui nelle tende davanti al Pronto Soccorso di San Martino è stato impedito di essere soccorsa.
Credo che per poter ‘giudicare’ occorrerebbe conoscere i fatti e per farlo è necessario esserci stati. Nemmeno io ero in corteo a Genova, ma so l’aria che si respirava nella settimana immediatamente precedente all’evento.
So delle ronde di poliziotti, provenienti da fuori regione – eh sì, perché per diritto di cronaca, tutto lo staff della questura fu ‘sostituito’ d’autorità -, so degli ordini impartiti alle imprese costruttrici che furono incaricate di erigere le famose ‘gabbie’,  so di una città la cui circonvallazione a mare era sbarrata da una pila di container alta 30 metri, so di un quartiere fieristico preso ad accampamento dalle forze dell’ordine e da cui la sera si alzavano cori di battaglia, so di una città isolata da terra cielo e mare. Autostrade chiuse, treni bloccati, aereoporto requisito solo per voli militari, portaerei inglesi ed americane alla fonda nella rada, elicotteri ed aerei militari in volo costante sulla città.
Una città ingabbiata e ferita. Per cosa? Per il sollazzo di 8 personaggi che come burattinai tirano le fila dell’economia mondiale, che decidono se ingrassare le proprie tasche o far morire di sete e di fame il terzo mondo.
Genova: una città da punire. Lo dissi tempo fa ad una amica e mi chiese perché.
Leggete la sua storia e forse capirete.
G8? No grazie.

 

PS. questa non vuole essere una difesa per chi si è macchiato di oltraggio contro la proprietà e la città, ma non si possono usare due pesi e due misure. Leggete i verbali del processo. E' un consiglio. Chi ha reso falsa testimonianza, chi ha falsificato prove, chi si è difeso dicendo che "c'erano ordini dall'alto" è stato anche promosso...

Certo che da un paese che dà la medaglia al valore ad un mercenario, non ci si può aspettare altro.

 

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
martedì, 27 maggio 2008 - 18:58

Potrete ingannare tutti per un po’.

Potrete ingannare qualcuno per sempre.

Ma non potrete ingannare

tutti per sempre.

 

(Abraham Lincoln)



Artemisia [Rapsodia Colors.net] - Distribuito da - Rapsodia Colors - Grafica di Stile - Modificato da Dream Lady
- Immagine - Love1008.deviantart gallery - [Used with written permission ] - Hosting blog -Splinder - - Hosting image - Altervista