Basta un sabato dedicato ad un po’ di shopping senza pretese, lontano dalla folla che si accalca nei centri urbani alla ricerca sfrenata dei regali di Natale. Tende nuove per la camera da letto, con il sapore d’antan, un bordura ricamata per rinnovare la tovaglia, e una collana di pietre dure per la propria vanità. E la giornata poi scorre lieve, anche se la passi a spostare cartoni su cartoni per aiutare un’amica che ha appena traslocato.
Basta una domenica mattina al caldo, in tuta e pantofole, passata a cucinare uno strudel destinato agli amici.
Basta una domenica pomeriggio fredda, ma soleggiata, con quell’aria pungente che ti fa affrettare il passo e ti rigenera il respiro.
Ho sempre creduto di essere una persona ‘estiva’ tra sole e nuotate in mare. Invece, invecchiando, mi ritrovo ad apprezzare anche l’inverno. Voglia di fare, di partire, di passeggiare per strade sconosciute. Le sue temperature rigide mi spronano nel movimento fisico, ma soprattutto nell’intelletto, al punto da non risentire del solito nervosismo da lunedì.
Sarà che oggi uscirò presto dall’ufficio per andare in Università
Sarà che oggi sono riuscita ad arrivare in ufficio in auto
Sarò che con la mente sono già a venerdì, quando partirò per incontrare vecchi e nuovi amici nella capitale.
Sarà… ma in fondo basta poco per sentirsi in pace con se stessi, anche se è quasi inverno.
Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.
Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.
Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.
Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.
La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
(Inverno - Fabrizio De Andrè)

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Cara Marta,
credo sia venuto il momento di fare un po’ d’ordine, come le brave massaie. Non è primavera, ma se aspettiamo il cambio di stagione finiamo sommersi dalla polvere e dalla sporcizia. Scusa la metafora da casalinga, ma dovendo mediare l’attività primaria che mi fornisce la sussistenza (leggi ‘il lavoro’) con l’attività collaterale di casalinga, direi che oltre la salute, punto critico delle nostre giornate sia il tempo. Tempo che si perde, tempo che si potrebbe impiegare meglio, tempo per un po’ di relax.
Ed io è un po’ che non riesco a “risparmiare” tempo per me. Ti chiederai il perché ma soprattutto tu cosa c’entri col mio tempo perso. Ora ti spiego. Quando ero un giovane virgulto, trovai lavoro in un’azienda privata, delocalizzata grazie ai famosi incentivi per l’industrializzazione delle vallate circostanti il Comune di Genova (che poi divennero i famosi siti Obiettivo 2). I servizi di pubblico trasporto erano a quei tempi affidati a compagnie private, non erano molto frequenti, ma, tutto sommato erano puntuali e affidabili nelle ore destinate alle fasce lavoratrici. Poi, per mia scelta, lo ammetto, decisi che l’aria di campagna fosse più salutare e mi trasferii in un’altra vallata, aggravando il disagio del tragitto da casa al lavoro, ma proprio perché fu una mia libera scelta, di ciò non mi lamento.
Dopo anni di beato isolamento, stanca di gelate e freddo invernale e conseguenti spese esorbitanti per il riscaldamento, decisi di tornare in città, approfittando anche del trasferimento dell’azienda in sito centralissimo:
area portuale di Molo Giano.
Ma ahimè, qui iniziano le dolenti note.
Per cui, da oggi, sono OBBLIGATA ad usare il mezzo pubblico.
Non pretendo certo che il Comune rinunci alle aree di sosta a pagamento dove si potrebbero lasciare le auto per poter percorrere in bus tratte più brevi, oppure che l’assessore ai trasporti sia costretto a spendere i soldini per far rimettere i mezzi in porto per quei poveri disgraziati che ci lavorano, né tanto meno che tu debba usare la tua influenza sull’Ente Bacini, che oltre ad essere remunerato dagli affitti che sborsano le varie aziende, deve pur poter guadagnare anche sul parcheggio interno per i vari dipendenti.
Quindi, poiché da oggi mi attendono circa 3 ore di viaggio al giorno, cosa ne diresti di far attrezzare i bus con generi di conforto (per esempio, colazione per la mattina e aperitivo con salatini per la sera), poltroncine un po’ più comode, musica di sottofondo, luci idonee per chi magari si volesse rilassare con un buon libro, senza dimenticare aria deionizzata in modo da togliere i cattivi odori?
Chiedo solo di poter utilizzare questo tempo che forzatamente mi viene sottratto in modo più adeguato, non credi?
Grazie in anticipo e con infinita stima.
Una contribuente che paga le tasse!!!
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Un altro giorno. La luce filtra dalla tapparella mezza alzata. Hai ancora sonno: erano le 4 stanotte ed il sonno era ancora lungi dall'arrivare. Ma questa luce ti disturba... ti alzi con un leggero cerchio alla testa e non capisci il perchè ... Poi uno spiraglio nella mente: è il pensiero con cui ti sei finalmente addormentata che prepotente ritorna... e ti senti sempre lì, sospesa, come in un limbo.
Quante volte in questi ultimi 4 mesi ti sei chiesta 'perchè?' Perchè tutto quello che avevi faticosamente costruito in quasi 5 anni è volato via in un attimo? Perchè senti che la tua vita è stata invasa da un'orda di conquistadores, che ti sta portando via tutto? Perchè non riesci più a sentirti 'a casa'?
Credevi non sarebbe successo: tu sei forte, volitiva, indipendente e sai farti valere. Invece no. Sei caduta. Caduta sul campo di battaglia peggiore. Quello dei sentimenti.
Scuotiti ora. Va' a farti un caffè e dopo una sigaretta, forse riuscirai a vedere le cose sotto un'altra prospettiva. Balle! Lo spettacolo è sempre quello. Desolante. Deprimente. Sconsolato. Senza soluzione. Un pianto liberatorio forse aiuta.
E come per inerzia, inizi a raccattare le cose in giro per la camera, apri la finestra, metti su il bucato... ecco... un altro sabato da cancellare...


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Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento....
Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...
Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...
Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...
Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...
Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà
e il vento si poserà...
Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà
e il vento si poserà e il vento si poserà...

Legge 20 luglio 2000, n. 211
Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

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