martedì, 10 giugno 2008 - 00:03
“Alec non ti muovere da lì!”
“ma Jackie… devo uscire a pesca con la nipotina segreta di Bush che passa qui a Cuba tutta la stagione!!!”
“i tuoi traffici pseudo segreti non mi interessano. Voglio le foto che hai promesso a faust. 20 nanosecondi e sono da te”
Solo un paparazzo da quattro soldi come Alec poteva riuscire a fare le foto più assurde e solo quel cretino di Faust poteva spendere un capitale per roba che non valeva nulla. Secondo Alec erano degli extra terrestri. La copia arrivata per fax non era delle migliori, ma si vedeva chiaramente un corteo che era un mix tra la notte di Halloween a Broadway  e il Gay pride romano, alla testa del quale c’erano due uomini: un antico cavaliere con la sua armatura ed un elegantone simil-Dracula con due cani. Il mio sesto senso mi diceva che il più elegante era il Conte.

Oh nooooo! Slang... tong.. Eccheccavolo! … ho perso abilità nel volo, forse è ora di cambiare gli occhiali. Meno male che la spiaggia del Varadero è sabbiosa e morbida. E soprattutto vicina all’imbarcadero. Il Grand Banks di Alec, con le canne da pesca pronte a prua era ancorato proprio lì e Alec mi stava aspettando sul molo.
“Olà Jackie… si invecchia a quanto pare eh?” Puzzava di rhum lontano un miglio… il solito vecchio pazzo di Alec. “Lascia perdere ubriacone, prima che mandi la tua dentiera in pasto ai barracuda! Dove sono le foto? Le voglio e subito. Se è come penso non c’è un minuto da perdere.”
Ubriacone ma non stupido Alec, mi porse una busta. Avevo ragione. La data era di due giorni prima ed erano state scattate durante una festa nella vicina Portorico. Meno male che il mio GSM non si era rotto nell’atterraggio:
“Matta? Jackie. Sono all’Havana. Avevo ragione. Il Conte è passato da queste parti. Due giorni fa era a Portorico. Noooo… non a Guantanamo prigioniero! Stava festeggiando a ritmo di rumba mambo e cha cha cha …. E non era solo. No, non era con una donna. Era con un cavaliere. Con tanto di armatura.”
L’urlo di Matta tentò la perforazione del mio timpano ma grazie ai miei riflessi sempre pronti, feci a tempo a scostare il cellulare dal mio orecchio e l'onda sonora ridusse alla pazzia tutte le persone nel raggio di 100 metri, Alec compreso.
“Matta calmati ora. Hai già fatto danni a sufficienza. Dove siete tu e la Dark Lady? Ok, 20… no facciamo 30 nanosecondi ed arrivo”
E speriamo di non sbagliare atterraggio stavolta perché mi fa ancora male l’osso sacro...
[….]

Gli episodi precedenti:

Ep. 1 - Mutatis Mutantis di Contenebbia

Ep. 2 - Alla ricerca del Conte perduto di Chirieleison

Ep. 3 - La maledizione del cromosoma Y di Milesia

Ep. 4 - I ragazzi venuti dal Perù di Contenebbia

Ep. 5 - Futurama di Damiani

Ep. 6  - Questione di piling di Chirieleison

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

giovedì, 20 marzo 2008 - 16:51
A Carfax tutto era insolitamente silenzioso, eccezion fatta per una musica a bassissimo volume. Wonder riconobbe un pezzo sinfonico… forse una marcia funebre… mah, in fondo lei di musica classica ne capiva veramente poco.  Avrebbe chiesto a Santino, per evitare brutte figure con il Conte.  Però questa atmosfera era indubbiamente foriera di cattive notizie.
Astolfo, avendola sentita entrare arrivò saltellando come un giullare e si prostrò ai suoi piedi, piangendo.
“Quando fai così non ti sopporto!! Ma perché devi sempre piagnucolare tu? Ok… eccoti il mantello e sparisci! Anzi, no. Prima dimmi un paio di cose: telefonate dalla California? E il Conte dov’è? In biblioteca?”
“Nu… niente telefonate Madama Dorè”
E sì che c’era voluta una giornata per spiegargli che mi chiamavo Wonder… ma niente da fare.
“e il conte è sul suo letto di dolore”
proseguì il fedele servitore. Wonder lo guardò interrogativamente, ma vista l’espressione totalmente vacua che lo faceva assomigliare ad un bue con gli occhi azzurri, gli lanciò il mantello e salì di corsa le scale, diretta alla camera da letto del Conte. Nel corridoio la musica di sottofondo divenne leggermente più alta e  Wonder riconobbe anche delle voci. La porta della camera era socchiusa ed un diffuso chiarore illuminava parzialmente il corridoio. Sbirciando dentro la camera vide il Conte sdraiato sul letto con il suo solito frac, camicia dallo sparato luminescente e papillon bordeau a pois neri (il suo preferito). La posizione delle braccia aveva un che di sinistro, se non fosse che Wonder sapeva bene che questa era la sua posizione preferita per la meditazione. Gli occhi socchiusi ammiravano le danzatrici che si stavano esibendo per lui, coperte solo da veli di organza nera, trasparente. Ah, il solito buongusto del conte...
In un angolo della stanza, un quartetto di ex giaculatorie sconsacrate dell’Oratorio di San Giacomo stava recitando una nenia che, sommata alla marcia funebre in sottofondo, dava il ritmo alle danzatrici.

“oh Wonder… donna dei miei sogni… tutto è perduto… non ho notizie delle Wacky racers da quando Matta, mentre stava bevendo un Vodka Martini e mangiando tacos in salsa piccante, chiamò due giorni fa per dirmi che erano arrivate alla villa…”
“e questo cosa vuol dire? Magari saranno impegnate! E smettila di vedere sempre tutto nero!”
“lo sai Wonder… questo fatto mi sta dilaniando… “
“sì lo so… va bene allora… procediamo con il mio piano B”
“tu hai un piano B?”
“e ti sembra possibile che io esca di casa senza? Certo mio caro… fidati… Dov’è il telefono?”
Faticosamente il Conte mosse un braccio per indicare l’antico scrittoio.
“ ok e allora procediamo. Che ore sono? Sì, a Frisco è ancora notte… ora perfetta!”
 
“George? Ciao mio caro… come stai?
“Wonder? Ma.. Wonder sono le 5 del mattino!!!”
“certo che lo so mio caro… è l’ora che piace a te… e dimmi… è bruna o bionda? Come chi? La donna nel tuo letto ora!”
“bruna… uffa.. Wonder tu mi rovini sempre tutto!
“tesoro… no Wonder… no party… lo sai bene…. Senti George, ricordi che mi devi un favore vero?”
“ehm… io… sì certo... e anche se l’avessi dimenticato… ci pensi sempre tu a ricordarmelo…”
“bene… allora è venuto il momento di… farmene uno piccolo piccolo”….
[continua]
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
Complicato da... PhotobucketDreamLady - Permalink - commenti (4) - commenti (4) (popup)


carfax la nuova frontiera
mercoledì, 06 febbraio 2008 - 00:20
… Ero giunta a Carfax proprio in tempo. Nell’antica biblioteca in ebano nero, io e il Conte avevamo rievocato i giorni in cui ci conoscemmo. Un incontro breve ma intenso. Ero terribilmente giovane e non ero certo disposta a starmene nell’ombra. Lui aveva capito e ricordava ancora con tenerezza quell’estate a Marienbad passata insieme, tra bagni alle terme, massaggi ayurvedici e serate di gioco sfrenato a baccarat e a chemin de fer nel Casino delle terme.
Ed ora ero di nuovo qui. Accanto a lui. Ma questa volta era per uno scopo ben preciso: la sua campagna elettorale:  doveva essere memorabile, amplificata dalla cassa di risonanza della stampa e delle TV e sulla Rete. Ero la persona  giusta per occuparmi di questo. In fondo avevo le mie conoscenze nel settore…
“vuoi bere qualcosa Wonder?”  “il solito… “
Cinque minuti dopo aver suonato il campanello Cialtrone, con un vassoio in mano ed incespicando più volte nel tappeto, riuscìi , nonostante tutto e profondendosi in mille scuse per il suo ingresso a mi-volée,  a servirci due bicchieri di rosolio di mirtillo, color rosso sangue, con una piccola correzione di angostura, vodka e tabasco. Una bevanda deliziosa… e scoprire che il Conte se ne ricordava ancora fu una vera sorpresa.
“Wonder, che ne dici di raggiungere gli altri nel salone? Stiamo facendo le prove per scegliere l’inno che ci accompagnerà alla vittoria!”  “ma certo e con vero piacere”
La vista del salone di Carfax trasformato in una discoteca stile anni ’80, con un misto tra retrò e kitsch era favolosa!!!  Santino aveva avuto un’ottima idea. Infatti dopo la commozione iniziale seguita  alla vista del manifesto che sanciva l’entrata in campo del Conte era necessario dare una sferzata. I mutanti perciò, riuniti a convegno,  stavano ballando sulle note che Lagerfield stava proponendo loro con l’intento di verificare il gradimento dei vari pezzi. Solo Matta in un angolo era perplessa. E ad un certo punto proruppe in un
“ma non potremmo mettere qualcosa di meno rock? Che ne so… la Morte del Cigno… ma anche Brazil mi andrebbe bene” 
Al sentire pronunciare questo brano Santino inizio a radunare i mutanti al grido ‘un trenino per Il Conte! Hip hip hurrà!!!’ ed il coro dei mutanti gli fece eco.
Di mala voglia Lagerfield lo accontentò.
“Non mi piace questo pezzo!!” sentenziò il conte “voglio The final countdown!!!”
“beh… in effetti Brazil potrebbe anche servire per ottenere più voti nella sempre crescente comunità ispanica, ma non è certo identificativo della sferzata che tu vuoi dare a questo paese. E secondo me, The final countdown è un po’ … ehm… come dire… prematuro ecco.”
“e allora? Cosa hai in mente??” 
“non so… fammi pensare… ci vorrebbe qualcosa di allegro per svecchiare un po’ l’atmosfera cupa della situazione politica attuale e allo stesso tempo sdrammatizzare la campagna elettorale… ma anche un brano non troppo vecchio altrimenti ti fotti il pubblico giovanile. E poi deve essere orecchiabile e riconoscibile… E se andassimo sul rock classico? Che ne dici di Another Brick in the wall dei Pink Floyd??
 
We don't need no education
We don't need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave the kids alone
Hey teacher leave us kids alone
All in all you're just another brick in the wall
All in all you're just another brick in the wall
 
Lo conoscono un po’ tutti ed i ragazzi ne faranno il loro inno contro I professori! Che ne pensi?”

Una lacrima stava sciogliendo il cerone sul viso del Conte… 
“ho capito… non ti piace come idea vero?.. beh allora che ne dici di Nothing else matters dei Metallica?”
 
Intanto Matta, contenta come una bambina, stava correndo alla testa del trenino, facendo roteare come una moleta il suo boa di struzzo rosa, mentre un po’ più indietro Santino cercava di accarezzare il sedere della Dark Lady che era davanti a lui e, con fare guardingo, si guardava le spalle dal gigante giocatore di basket che si trovava dietro di lui…
[continua...] 
Complicato da... PhotobucketDreamLady - Permalink - commenti (3) - commenti (3) (popup)


carfax la nuova frontiera
venerdì, 01 febbraio 2008 - 18:19
Jackie fermò l’auto e scese per  odorare la terra. Sì. Era proprio Carfax. Nel suo profondo sapeva che l’avrebbe riconosciuta solo all’odore. E questo risvegliò le sue origini, ricordandole il suo pianeta lontano. Sapeva che in questo posto avrebbe potuto finalmente essere se stessa. Aprì il portabagagli dell’auto e controllò di avere in valigia il suo abito preferito. Era una vita che non lo indossava.. uhm… forse le sarebbe andato un po’ aderente… ma pazienza.
Salì in auto e si cambio velocemente… oddio, per quanto possibile, e finalmente, dopo essere rimasta incastrata per due volte sulla leva del cambio e aver dato dieci capocciate contro lo specchietto retrovisore, Jackie riuscì nell’impresa!  Ora non restava che suonare al castello…
 
La strada nella brughiera ad un certo punto era interrotta da un cancello dietro il quale stavano guardinghi due alani… suonò il citofono e alla voce balbettante che rispose disse solo
‘sono Wonder… il Conte mi aspetta’
‘guardi che qqq..qui non aspettiamo prrrrrrrrr.prrrrrrr proprio nisuno e non cccccccc - ompriamo gnente  ! E la + Rossa la facciamo entrare sss sss   sss solo se ttttttttttttttiene scorte di sangue fresco!’
‘Non vendo nulla… e le assicuro che il Conte sa già che sono qui e mi attende!’
urlò nel microfono… (questo trucco funziona sempre… e fuori iniziava a far freddo solo col costumino… anvedi oggi che s’ha da fa pe’ campà…)
Il cancello – mosso da fiammanti cilindri pneumatici – cigolò come se non si aprisse da anni… strano… fu in quel momento che l’occhio le cadde su due piccoli altoparlanti da cui usciva il rumore del cigolio ‘ah, Conte nostro… sempre attento ai particolari!’ ..
Arrivata davanti all’ingresso scelse un parcheggio libero e prese al volo la pelliccia lunga di rat musquè che aveva avuto l’accortezza di lasciare sempre in auto e si avviò sullo scalone.
La testa di serpente fungeva da campanello e Jackie la accarezzo sensualmente. Immediatamente si levarono le note del Tannhauser ad un volume cosi alto che si dovette coprire le orecchie per attutire il suono.
Clac ….Clac …. Clac ….Sdeng…sdeng… trunk…. Trunk…Finalmente il portone si aprì ed un ometto piccolo piccolo vestito da maggiordomo con un vassoio d’oro in mano alzò lo sguardo e disse:
‘ chi bussa??’
‘Sono Wonder Jackie e il Conte mi aspetta!’
‘Ha un biglietto da visita?’
Ecco.. cavolo … me li sono dimenticati… ma dove ho la testa… ok rimediamo
‘gli porti questa’ e tolta la tiara dai capelli la posò sul vassoio…
 
L’omino le sbattè il portone in faccia e richiuse con i chiavistelli  Clac ….Clac …. Clac ….Sdeng…sdeng… trunk…trunk
 
Ma porc putt.. almeno poteva farmi entrare nell’atrio! Al solo pensiero il portone si riaprì silenziosamente e Jackie entrò. Tic tic tic… ‘salve signò.. sono Fanny… mi dà il suo cappotto?’ e Wonder la accontentò… meno male che il mantello le riscaldava un po’ le spalle … accidenti si era dimenticata che il Conte odiava il caldo perché gli scioglieva il cerone bianco!

 
Un colpo di tosse e dei passi sulle scale. Jackie alzò lo sguardo e lo vide: bello e pallido come non mai, col suo mantello ed i guanti bianchi, il Conte stava scendendo lo scalone, con il suo fido pipistrello sulla spalla.
 
‘Wonder?!?!?! Non credo ai miei occhi!! È una vita che non ci incontriamo … qual buon vento ti porta a Carfax?’
‘E’ una storia lunga Conte… ma lasciami dire che ti trovo benissimo!... ehm... ho bisogno di parlarti… in privato…’
‘faccio strada Wonder Jackie, vieni cara.. .sai che non posso resistere al fascino del tuo collo… ‘
(continua)
Complicato da... PhotobucketDreamLady - Permalink - commenti (5) - commenti (5) (popup)


carfax la nuova frontiera
venerdì, 01 febbraio 2008 - 00:04

Jackye era seduta alla sua scrivania al 20° piano del Truman Building con lo sguardo vagante nel vuoto. Le serviva uno scoop o il capo-redattore l'avrebbe trasferita ai necrologi. E questo non poteva sopportarlo. Doveva darsi da fare.

Inizio a sfogliare la cronaca degli ultimi sei mesi: forse rispolverare qualche vecchia storia per vedere come era andata a finire poteva essere un'idea. Processi, arresti, truffatori messi fuori di galera. Nulla.

Poi un trafiletto attirò la sua attenzione: una banale rissa in un locale di Soho. Storia banale se non fosse stato per i protagonisti: Matta e il Conte. Matta in un impeto di brio dopo aver bevuto  vodka martini, agitato e non shakerato, si era messa a ballare il flamenco su un tavolo del locale urlando al conte

<<mon amour che ne dici della mia Danza di Panza?'>>

ed il conte, pallido come solo quando era felice, la guardava ammirato. Ma due MP che arrivavano da una nave ormeggiata alla base navale di Long Island ed evidentemente in vena di complimenti pesanti, avevano lanciato a Matta una tovaglia, gridandole di coprire le sue nudità e soprattutto, cosa che fece infuriare il Conte, le dissero che la sua danza di panza faceva proprio schifo. Il Conte, oltraggiato, diede ordine ai due dobermann, Jesus e Christ, di attaccare gli attributi dei due militari e di non smettere finchè non fossero in grado di cantare 'Anima mia' esattamente come l'originale. Gli abitanti del quartiere, non potendone più di sentire i guaiti del Conte e di Matta (veramente erano risate, continuarono a dire loro, protestando) chiamarono la polizia. Morale: Matta e il Conte passarono la notte sul tavolaccio delle patrie galere, ahimè separati, finchè Cialtrone non riuscì ad arrivare all'alba, dopo aver recuperato la limousine del Conte per pagare la cauzione.

Jackye, come faceva sempre quando sentiva l'idea buona in arrivo, si levò scarpe e calze ed si distese sul pavimento per fare meditazione. Poi - quasi fosse scattata una molla - si alzò e si lancio sulla scrivania del capo-redattore urlando:

"Carfax! ecco la nuova frontiera!"

Danny la guardò con aria sconsolata e le chiese 'ma che stai a dì? hai già bevuto vodka ucraina a quest'ora?" <<Non ancora! ma ho intenzione di ritrovare il Conte! adoro il suo mantello nero!!!>> e così dicendo si precipitò a prendere giacca, borsa, taccuino e matita, inciampò due volte nella seggiola, riuscì ad aggrapparsi ad un vaso con un bonsai e dopo aver rovesciato il cestino della carta per recuperare le chiavi dell'auto partì alla volta della sua meta.

Guidò per circa tre ore, ed era quasi notte quando ad un tratto nella brughiera vide in lontananza una collina sulla quale si ergeva una sagoma: il castello di Carfax.

La sua fortuna stava per girare... ah.. questa volta le avrebbero dato il posto che le spettava al giornale!

(continua)...

Complicato da... PhotobucketDreamLady - Permalink - commenti (3) - commenti (3) (popup)


carfax la nuova frontiera


Artemisia [Rapsodia Colors.net] - Distribuito da - Rapsodia Colors - Grafica di Stile - Modificato da Dream Lady
- Immagine - Love1008.deviantart gallery - [Used with written permission ] - Hosting blog -Splinder - - Hosting image - Altervista