martedì, 13 maggio 2008 - 17:00

(Camogli, in una sera di Maggio...
- foto di Dream Lady©)



Se vuoi costruire una nave,
non chiamare la gente che procuri il legno,
che prepari gli attrezzi necessari;
non distribuire compiti,
non organizzare il lavoro.

Prima invece sveglia negli uomini
la nostalgia del mare lontano e sconfinato.

Appena si sarà svegliata in loro
questa sete, gli uomini
si metteranno subito al lavoro
per costruire la nave
(Antoine de St. Exupéry)


Una visita inaspettata da un motore di ricerca, mi ha fatto 'ricordare' questo vecchio post. E siccome oggi ho 'nostalgia del mare lontano'... lo ripropongo!



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lunedì, 12 maggio 2008 - 00:49
Parafrasando il  titolo di Primo Levi (e me ne scuso),  queste sono le parole che mi salgono immediatamente alle labbra quando leggo certe notizie. La cronaca nazionale e straniera è piena di delitti contro la persona, perpetrati da singoli, per le cause più disparate,  ma quando leggo di crimini di massa orchestrati da governi o da dittature militari, che sono sotto gli occhi di tutti, ed ai quali sembra non esserci rimedio, beh, è il momento in cui mi vergogno di appartenere al genere umano.  Mi vergogno anche perché, come tanti di voi, ho partecipato ad azioni di solidarietà (?!?!?), come novelli paladini delle libertà calpestate e poi ? cosa è successo dopo? abbiamo perso il contatto, abbiamo dirottato i nostri interessi su altre cose, sulla politica interna, su discussioni etico filosofiche, tenendo (e questo vale solo per alcuni di noi) un bel bannerino a testimonianza del “noi c’eravamo”.

Di cosa parlo? Parlo del paese delle mille pagode, della Birmania. Dei suoi monaci che si sono sacrificati per chiedere cibo per la gente e di come noi abbiamo rivestito di rosso i blogs per solidarietà. Di come, ovviamente, ciò non sia servito a nulla, di come sono state chiuse le comunicazioni ed il paese sia stato nuovamente isolato. Di come sia ora straziato da un evento naturale, con iperboliche cifre di morti, e di come tutti gli organismi internazionali non siano in grado di portare gli aiuti già raccolti. Aerei atterrati a Rangoon, generi sequestrati dai militari ed usati come ‘merce’ per voto di scambio.
E i nostri TG parlano di calcio e di altre amenità.
E i nostri post, seguono la corrente...
 
PS. E la stessa cosa stiamo facendo per il Tibet…



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venerdì, 09 maggio 2008 - 00:23

Ritengo di essere una persona dalla mentalità aperta. OK, ho passato la famosa 'linea d'ombra' alla Conrad, ma, vedo che i miei coetanei hanno un pessimo rapporto con la tecnologia legata alle macchine ed ai computers. E anche quelli un po' più giovani, specialmente i maschietti, non sono poi così afferrati in materia Sorriso!!! Ho imparato a centellinare il mio rapporto con la tecnologia sulla base di un uso ben dosato e non sull'abuso inconsulto. Non sono refrattaria ai cambiamenti, oserei dire tutt'altro: la mia ben nota curiosità, e la mia testardaggine nel voler capire, mi spingono a testare le innovazioni, ove possibile, prima di affermare la loro utilità comparata ai miei bisogni. Da qui, per esempio, il mio non essere ossessionata dai telefoni cellulari o dai palmari.

Forse, sono sempre presenti in me le belle sensazioni legate ai ricordi delle mie piccole e sudate conquiste del passato, quelle sfide vinte col solo ingegno della mente, senza 'mezzi aggiuntivi'. Ma credo anche che la scienza e soprattutto la ricerca, dovrebbero occuparsi di soluzioni tecnologiche avanzate che facciano stare meglio le persone dal punto di vista fisico e mentale, non di oggetti che si sostituiscono quasi completamente all'uomo. Non abbiamo necessità della famosa A.I. (e qui si potrebbero scrivere fiumi di parole tali che l'apertura delle cataratte del Nilo sarebbe nulla al confronto!). Penso ad una ricerca volta a debellare le ancora tante malattie che ci affliggono, o che riesca a produrre farmaci a basso costo , o addirittura una fonte di energia pulita, non esauribile ed eternamente rinnovabile.

Ecco perchè 'invenzioni' come questa mi fanno al contrario arrabbiare! basta leggere l'articolo per capire che la sua utilità (per come è presentata) è quasi nulla, che dietro a tutto questo c'è solo una grande operazione di marketing, di creazione di un bisogno inesistente e di continuo monopolio da parte dell'ormai unico produttore di software ed accessori, tanto è vero che tutta questa tecnologia viene offerta ad un prezzo irrisorio, perchè ben altri saranno i guadagni da gestire, relativi a programmi e vendita di carta 'speciale'.

 

Vi prego... ho sempre scritto con penne più che normali ed osteggiato chi si pavoneggiava con l'oggetto cult... ma ora ritiro tutto!

Ridatemi una Parker... o una Mont Blanc... voglio sentire solo il fruscio dell'inchiostro che lentamente scivola sulla carta!




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mercoledì, 07 maggio 2008 - 00:11
Succede che quando vuoi partire per staccare la spina, non riesci poi a farlo del tutto
Succede che in quella valigia che è la tua mente tutto parta insieme a te
Succede che accadono piccoli fatti, senza importanza, che sembrano uragani dirompenti e laceranti
Succede che ti interroghi e non trovi una risposta logica
Succede che odi il tuo ‘non sapere’
Succede che la tua prima reazione è una rabbia furiosa che trattieni a stento
Succede che sai cosa vorresti fare ed hai le mani legate, non puoi farlo
Succede che stai sveglia per due notti ‘frugando dentro alle tue miserie’ e perdi la voglia ‘di costruire su macerie’
Succede che la tua mente ripercorre tutte le tappe: voci, sorrisi, confidenze, abbracci
Succede che ti fai da sola domande a cui non sai dare risposta
Succede che arrivi sempre da sola alla conclusione
Succede che ora sai per certo che una corda si è spezzata dentro

 
Ed hai paura
Paura di non saper più lanciare una corda nuova.
A nessuno.
L'incertezza di una rottura può far impazzire. La fine di un sentimento è dolorosa quanto la perdita di una persona cara.(Pedro Almodovar)



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sabato, 03 maggio 2008 - 00:24
C'è chi sostiene che la vita è un percorso, a volte diritto, altre tortuoso, ma pur sempre una strada che si imbocca e si percorre fino alla fine. Da un po' di tempo ho l'impressione invece che quelle soste della vita, quelle tappe usate talvolta per ristorarsi e riposare, e che noi chiamiamo ricordi, siano invece delle vite parallele, quasi vite altrui, vissute in terza persona senza quasi accorgersene. Pezzi di vita che vengono poi abilmente cuciti tra di loro e formano la tua vita.
 

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Una vita come un codice Morse, fatto di  punti e linee, che letti di seguito corrispondono ad un messaggio.
 
 
Ma i punti e le linee da soli hanno vita propria e indipendente.
 



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mercoledì, 30 aprile 2008 - 01:21
Qualcuno ha definito il XX secolo, l’era della mobilità e questo è innegabile.
I trasporti sono cresciuti in modo a dir poco esponenziale, così come la  riduzione dei tempi di viaggio. Dalle  tradotte dei primi del secolo si è passati a treni a lunga percorrenza, per arrivare agli Eurostar che collegano le quattro città dorsali (Milano Bologna Firenze e Roma) in 4 o 5 ore al massimo (qui, confesso la mia carenza… mai preso un Pendolino, se non sulla sola tratta Milano Bologna…).
E il viaggio in treno ha da sempre affascinato tutti. Chi non ricorda le prime gite scolastiche, dove orde di ragazzi diventavano ‘padroni’ del treno, e lo ingentilivano con lazzi e canti? E gli incontri che si fanno sui treni sono poi estremamente interessanti: dalla casalinga con bambini al manager che col suo PC si estranea da tutti, dal signore anziano che chiede a tutti ‘quanto manca a…?’ ai preti. Una vita fa, quando facevo la pendolare dell’weekend, ricordo che tutti i venerdì sera trovavo sul Torino – Firenze un frate astigiano, credo dei Carmelitani scalzi, che andava a Viareggio dalla sorella. Era una bella presenza (nonostante la mia reiterata antipatia per tutto ciò che riguarda la religione ed il clero), simpatico, alla mano ed arguto, ed era rassicurante. Devo confessare anche che ancora oggi, quando peregrino in treno tra Genova e Milano ho sempre fatto degli ottimi incontri, probabilmente perché ho un volto che ispira o perché riesco a comunicare. Non lo so. Qualcuno mi dice che io riuscirei a parlare anche con i muri.
Per non parlare poi del mito che ancora oggi resiste: il famoso viaggio sull’Orient Express, che da Londra attraversa l’Europa, con le sue carrozze retrò, col fascino del wagon-lit e del restaurant degno della Tour d’Argent! E non ditemi che non avete mai sognato di fare un viaggio così, senza guardare l’orologio… quasi fermi nel tempo..


 
E poi ci sono gli aerei. Puoi decidere di passare la serata a Londra ai Theaters e rientrare in ufficio il pomeriggio del giorno successivo, oppure farti un weekend a madrid a praga a Parigi o a Palermo e tutto in tempo per tornare a produrre il lunedì mattina. Viaggi a medio raggio per cui una volta si attendevano le ferie agostane, perché molto del tempo lo si sarebbe perso in viaggio tra treno ed auto.
Tutta queste facilitazioni hanno però fatto regredire secondo me la mentalità dell’uomo. Prima il viaggio era scoperta, oggi è solo trasferimento. Nella durata del viaggio si comunicava con le persone, oggi si sale in aereo ‘finestrino o corridoio?’ e il tempo di leggersi il giornale ed il viaggio è terminato. Dal treno si vede scorrere il paesaggio, dall’aereo se sei fortunato a volte vedi i monti innevati o il mare.
L’importanza della meta ha sostituito quella del viaggio. E di conseguenza ci sono meno viaggiatori e più turisti mordi e fuggi, gente che non ha il tempo di adeguarsi a luoghi differenti dal proprio, persone che all’estero cercano i propri luoghi, che vivono il viaggio solo all’interno del proprio gruppo.
Ci sono molte più possibilità per accrescere la propria conoscenza e non le sfruttiamo come potremmo.
 
La vigilia di un viaggio a medio raggio in treno è sempre stata ricca di quella sana agitazione ‘da partenza’, a metà tra la preoccupazione per qualche intoppo e la voglia di vedere troppe cose.
Se si viaggia in aereo, si programma tutto nei minimi particolari, e all’ultimo minuto un taxi e via.
 
Come ho fatto io oggi. A mezzogiorno chiudevo casa a Genova, … alle 14,30 ero a spiare sopra l’ala di un CRJ 9000  se sull’Etna a quota 3000 ci fosse ancora neve…
 
Ma il posto accanto a me era vuoto, e non ho parlato per tutto il viaggio se non per chiedere allo steward un bicchiere di succo d’ananas…



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venerdì, 25 aprile 2008 - 20:47
Strana riflessione. Non sono avezza a contarmi gli anni (so persino troppo bene quanti sono) ma devo dire che, sinceramente, aver passato la famosa ‘linea d’ombra’, non mi ha mai turbato. Al contrario, ho sempre cercato di mediare tra le mie ‘voglie’ e ciò che le convenzioni ritengono ‘adatto’ per una persona della mia età, mediazione che a volte, confesso, non mi riesce molto bene.
Ma ieri sera, come fulminata sulla strada di Damasco pensavo proprio questo.
A volte gli anni non contano.
L’occasione era troppo ghiotta per non afferrarla al volo: un concerto offerto dall’ANPI dell’Ansaldo di Genova, tenuto nella cornice del nuovo Palace all’interno del Centro dei Divertimenti. Il Centro (che comprende un UCI CINEMAS 14 sale, un centro commerciale e il Palace, è stato voluto a forza dal Comune nella delegazione più produttiva del recente passato industriale del tessuto urbano genovese, zona  deturpata dal punto di vista ambientale ed archittettonico, e poi totalmente dimenticata quando le sue aziende sono state dismesse. E’ la zona della Fiumara, ponte a mare sul Polcevera, già sede di aziende che hanno dato lustro all’Italia tutta, basti pensare ad Ansaldo e la sua produzione di locomotori (prima che la palma passasse alla Breda di Venezia), di cui un vecchio esemplare campeggia nei giardini pubblici.

 

Nell’ambito delle celebrazioni per il 25 APRILE, e anticipato per poter rendere omaggio al Capo dello Stato in visita oggi a Genova, si è svolta ieri pomeriggio a partire dalle 18,30 una grande festa con vari gruppi musicali, con interventi di alcuni rappresentanti pubblici, e poi, alle 21.30 è iniziata la performance di un gruppo musicale che ha attraversato il panorama musicale degli ultimi 45 anni, ed ancora sulla breccia: i Nomadi.
Posti in piedi nel parterre o a sedere in galleria. Gente di tutte le età. Il Sindaco, senza alcun codazzo di persone (e che solo per questo gesto si è meritata una mia stretta di mano),  che si aggirava curiosa nel corridoio che porta al parterre osservando le foto con cui l’ANPI aveva tapezzato le pareti, che ripercorrevano non solo la Resistenza a Genova, ma anche i prodigi tecnici realizzati dalle nostre industrie oltre 60 anni fa.
Poi è iniziata la musica. Sei matti, sei persone che sul palco si divertivano a suonare, sei persone che hanno interpretato canzoni storiche del loro repertorio. E tutti cantavano. Ho visto ragazzini intonare ‘Dio è morto’ e ‘Canzone di un bambino nel vento’, come se fossero canzoni di oggi.
Ed io pensavo di aver avuto la fortuna di cantarle oltre 40 anni fa, al loro esordio, e quanto fossero attuali ancora oggi. Il mio entusiasmo, ad onta degli anni, invece,  non era cambiato.
E i miei anni non c’erano più…


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giovedì, 24 aprile 2008 - 09:42

Ci sono interventi scritti solo per noi stessi, per quel senso di appagamento che si prova nel rileggere nero su bianco le nostre emozioni, senza che ci importi il giudizio altrui. Poi ce ne sono tutta una serie fatta per ricevere il plauso degli altri (anche i meno esibizionisti a volte hanno queste necessità). Ci sono giorni di allegria che decidi di condividere con gli amici – anche se virtuali -  oppure giorni di tristezza in cui allinei le parole, le metti bene in fila per chiarirti la mente e le deponi su questo foglio elettronico, perché qualcuno ti dia la classica pacca sulla spalla. E poi ci sono giorni in cui si è spinti solo da rabbia: rabbia contro chi, secondo il proprio giudizio arbitrario, vi ha fatto un torto, rabbia che fa fare giri di parole tali che solo l'interessato a volte può capire.

E oggi è un giorno di rabbia.

Ma è una rabbia differente quella che sta agitando le mie dita sulla tastiera: è la rabbia che sale per veder togliere la dignità ed il coraggio ai morti, a coloro che non possono essere qui a controbattere, con le loro ragioni e con i fatti. Ci sono verità storiche che si cerca di negare, verità provate, che nessuno deve permettersi di mettere in discussione.

Chi sono io per giudicare chi può arrogarsi questo diritto? Nessuno, sono solo la figlia di uno di quei ragazzi che 65 anni fa, appena 17enne, era sulle montagne dell’appennino con centinaia di altri ragazzi, a difendere un ideale, per loro e per noi: la libertà  E oggi penso che se mio padre fosse vivo ed avesse letto questo articolo con le dichiarazioni di un ex senatore della Repubblica, mi direbbe che è ora di tornare sui monti.

 

Alla persona che ha fatto tali dichiarazioni vorrei invece suggerire di leggere non tanto i libri di storia (visto che pare che lui non li gradisca, anzi, che li consideri ‘revisionabili’, come tutti i faziosi) bensì i documenti conservati nell’archivio di Stato.

Se Genova è Medaglia d’oro al valor militare con questa motivazione,

« Amor di Patria, dolore di popolo oppresso, fiero spirito di ribellione animarono la sua gente nei venti mesi di dura lotta il cui martirologio è nuova fulgida gemma all'aureo serto di gloria della "Suprema" repubblica marinara. I caduti il cui sangue non è sparso invano, i deportati il cui martirio brucia ancora nelle carni dei superstiti, costituiscono il vessillo che alita sulla città martoriata e che infervorò i partigiani del massiccio suo Apennino e delle impervie valli, tenute dalla VI zona operativa, a proseguire nella epica gesta sino al giorno in cui il suo popolo suonò la diana della insurrezione generale.
Piegata la tracotanza nemica, otteneva la resa del forte presidio tedesco, salvando così il porto, le industrie e l'onore. Il valore, il sacrificio e la volontà dei suoi figli ridettero alla madre sanguinante la concussa libertà e dalle sue fumanti rovine è sorta nuova vita santificata dall'eroismo e dall'olocausto dei suoi martiri. - 9 settembre 1943 - Aprile 1945 »
 

 un motivo c’è.

E come è ampiamente documentato, l’atto di resa fu firmato al rappresentante delle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà, alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria, mentre gli Alleati erano ancora a La Spezia, a 100 km di distanza, quando la sera del 25 aprile 1945, i genovesi, finalmente liberi, potevano riversarsi in via XX Settembre e a Piazza De Ferrari.

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(VIA xx SETTEMBRE - FOTO DA www.immaginidistoria.it )

 

Colgo poi l’occasione per ringraziare uno degli ultimi ‘Grandi Vecchi’, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitanoche onorerà la memoria dei Partigiani proprio nella giornata del 25 aprile qui a Genova, unico dopo un altro grande figlio di Liguria, Sandro Pertini.

 

Tutto ciò per non essere indifferente. E per essere partigiana.

 

...Io sono un uomo libero
nè destra nè sinistra
sogno ancora credendo di pensare
sogno ancora coi gomiti affacciato alla finestra
affacciato alla finestra...



 


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mercoledì, 23 aprile 2008 - 12:20

Il giorno presente non ritorna mai più,

e a chi non lo mangia e beve e gusta e annusa

esso non verrà offerto una seconda volta,

per tutta l'eternità.

(Hermann Hesse)

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martedì, 22 aprile 2008 - 18:26

attesa.jpg

Non sono capace di stare lì, ferma ed immobile, in attesa delle decisioni che prenderanno altri. Hai voglia a dire ‘carpe diem’, prendo quello che viene e amen! Non è vero. Non sono capace di volare alto e poi per giorni ritrovarmi su una calma piatta, come un’enorme pianura. Cammino, lavoro, parlo, a volte rido, ma il mio pensiero è sempre lì: perchè? ma come si fa a lasciare una persona ’sospesa’ in attesa di un gesto, una parola… Non faccio progetti a lungo termine, no, ma vorrei delle certezze. Certezze forse di non aver sbagliato a giudicare una persona. Certezze nella considerazione che questa persona ha di me.

Non sono capace di dare di meno.

Non sono capace di non sognare.

Odio l’attesa.

 

 

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