sabato, 10 ottobre 2009 - 00:46
Ieri: una giornata nel solito affollamento caotico (ed inflruttuoso) della Fiera. La voglia di uscire e camminare l'ho soddisfatta ieri sera. Due passi tra i miei vicoli, un bicchiere di vino al volo con gli amici, la briosa compagnia della musica dal vivo e poi, via a casa in tutto relax. Niente auto da parcheggiare, niente code ai semafori. Una rilassante serata ed una lettura altrettanto rilassante per addormentarmi quasi serena.
Ed il risultato è stato quello di svegliarmi appagata alle 6.50. La sveglia non aveva ancora suonato. Una luce giallognola filtra dalle tapparelle semi-abbassate. L'aria è agitata da un venticello fresco.
D'improvviso ricordo le previsioni meteo di ieri: temporali. Ed i temporali sono arrivati. Dapprima una pioggia fitta ma leggera, poi una breve tregua, mentre in lontananza, da ponente, arriva il rombo dei tuoni ancora lontani. Mi arrabatto tra il bagno e la cucina, rifaccio la camera e intanto penso a cosa indosserò oggi per la 'parata'. Mille idee subito scartate per colpa della pioggia che nel frattempo si è fatta battente.
La luce sta diminuendo. Il cielo è cupo. Sembra riflettere il mio umore...

è tradizione ormai che almeno un giorno del Salone si svolga sotto la pioggia...
e già tremo al pensiero di 'come' arriverò in Fiera...
Amo la pioggia, ma odio girare con l'ombrello!!!

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mercoledì, 23 settembre 2009 - 22:27
Quando toccheremo veramente il fondo?
oppure lo abbiamo già fatto e nemmeno ce ne siamo accorti...
Antefatto: sono una fumatrice. Qualcuno storcerà il naso, qualcuno sorriderà, quakche fumatore si sentirà sollevato. Non so, mi interessa poco in questo contesto. Come fumatrice sono uno dei primi 'bersagli' degli aumenti del nostro caro Keynes della Valtellina (leggasi Tremonti), insieme ai giocatori incalliti del Lotto e Siuperenalotto (già, non ridete voi, perchè mi sa che nemmeno voi state messi bene!).
Ergo, devo sottostare ad aumenti nemmeno preannunciati, alle minacce scritte sui pacchetti (che quando uno lo prende in mano cerca subito di toccare ferro), ad essere ghettizzata ed incolpata di tutti i mali possibili, solo per gettare fumo negli occhi alle persone povere di spirito, che non si accorgono di cosa sia realmente dannoso (ad iniziare dai nostri mezzi pubblici che di ecologico non hanno proprio nulla), alle 'edizioni da collezione' (ma come??? se sono così dannose, mi fai pure le special issues???) firmate Giugiaro & Co., ma quando ieri ho acquistato le sigarette sono rimasta letteralmente di sasso!!!

40 BUONI MOTIVI PER ESSERE ITALIANI???
Meglio che taccio, ce ne sarebbero 4000 per non esserlo...
sabato, 19 settembre 2009 - 23:29
L'autunno è alle porte e tutti inneggiano ai caldi colori che ci regala. E' una stagione che non mi disturba (a dire il vero... non odio nemmeno l'inverno o l'estate afosa...), sono un'ottobrina e quindi, ben venga! Solo che qui, di colori caldi ne vedo ben pochi. Al contrario, posso descrivere tutte le tonalità del blu, da quello del cielo a quello del mare che, come stasera, diventa un grigio plumbeo.
L'aria più fresca invita a passeggiare e cercare i posti soleggiati per lasciarsi baciare dal sole.
Come stamattina.
Temperatura per me ideale: 24 gradi. Le previsioni alle 8 dicono che oggi ci sarà una tregua nel maltempo, meglio non rimandare quindi gli impegni in centro, e con l'auto rigorosamente parcheggiata, via... una giornata a spasso, all'insegna della libertà dalla schiavitù del parcheggio! Il mare, visto da Carignano è di un blu intenso, da cartolina. Ho proprio fatto bene! Una passeggiata in via XX Settembre, un giro al Mercato Orientale, con i suoi banchi che farebbero invidia, per stile nell'étalage e per i prezzi, ad un gioielliere del faubourg parigino. All'ora di pranzo il cielo inizia a schiarire. Nuvole bianche e cariche si avvicinano dall'appennino. Purtroppo il famoso detto marinaro, per cui sono le nuvole che vengono dal mare a portare acqua, non è sempre in accordo con le previsioni meteo. Mmmh... speriamo bene...
Alle 16, mentre tornavo verso casa, una cappa nera ammorbava il cielo di ponente e man mano che mi avvicinavo si intravedevano lampi e marciapiedi bagnati. E, puntualmente, appena scesa dal bus, sono stata accolta da uno scroscio di pioggia battente.
Realizzo in quel momento che la mia voglia di uscire mi ha fatto fare due grandi errori: ho lasciato a casa l'ombrello, e ai piedi ho i miei comodissimi sandali infradito!Rassegnata mi incammino verso casa: non un terrazzo sotto cui riparare, auto che cercano di farmi la doccia con le pozzanghere già colme...

Ma sorrido... sissignori...
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sorrido perchè stamattina ho avuto una bellissima sorpresa...
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sorrido perchè mi sento come Gene Kelly in Singin' in the rain,
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sorrido a vedere lo sguardo che mi rivolgono i passanti tutti imbacuccati, con calze scarpe ed ombrello di ordinanza,
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sorrido perchè in fondo amo la pioggia!

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domenica, 30 agosto 2009 - 02:13
Con l'età che avanza, si tende spesso - o almeno per me è così - a ricordare i luoghi del passato, che siano stati stanziali o semplici mete di viaggio. E non si ricordano solo i luoghi, ma anche le sensazioni provate, buone o cattive che fossero, sensazioni che altrettanto spesso sono dipese dalla persona o dalle persone con cui li hai vissuti. Ricordi una gita in montagna, un viaggio di lavoro, una vacanza, un weekend, sia solo per mettere delle piccole bandierine sui paesi in cui hai avuto la fortuna di posare i tuoi piedi. Il/i compagni di viaggio hanno un'importanza fondamentale, possono farti amare od odiare un luogo e spesso certi luoghi hanno un 'sapore' diverso se li visiti con altri viaggiatori.
O almeno, così credevo fino alla scorsa settimana.
Una notte in traghetto ed eccomi sbarcare ad Olbia: soliti lavori in corso, stazione marittima uguale a come la ricordavo, un nuovo tunnel ultimato, con lo scopo di accelerare le operazioni di sbarco delle orde di turisti che si catapultano tutti gli anni sulle coste della Sardegna [cosa peraltro non riuscita dato che ci sono volute 2 ore per imboccare la superstrada.... sigh... ].
La mia compagna di viaggio si guarda attorno curiosa - giustamente - visto che per lei è la prima volta.
Io no. La memoria mi indica la strada, vedo le indicazioni per scendere la costiera e vado sicura. Sono passati sette anni, ma per me è come fosse solo ieri. Respiro a fondo per scacciare 'il pensiero'. Indicatore di direzione e via.
Inizia la riscoperta dell'isola, a modo mio.
Sette giorni passati a vagabondare tra Ogliastra, Campidano, Costa Rey e Gallura, a mettermi alla prova, a tornare negli stessi luoghi senza provare nulla di particolare, se non la serenità che ti arriva davanti ad un mare dai colori di smeraldo, dalle spiagge di sabbia o graniglia fine, dove non hai problema a trovare un posto per il tuo asciugamano, senza stabilimenti balneari...
Sette giorni passati a decidere di fermarmi sul ciglio della strada per fotografare il sole che cala dietro il Gennargentu o a scendere sulla spiaggia di Cala Gonone per.. ehm... prelevare dei sassolini colorati e portare così con me un pezzo di Sardegna...

Sette giorni passati a pensare che un luogo così puoi visitarlo con chiunque e nessuno te lo può cambiare!
giovedì, 30 luglio 2009 - 23:57
Anche se qualcuno potrà aver immaginato il contrario, non sono in ferie! Da circa un mese sono costretta a fare la desperate housewife
e, sinceramente, sono panni che mi stanno decisamente stretti
.
Dopo aver passato le prime settimane dedicandomi indefessamente alla casa, ivi compresi tutti quei lavoretti di taglio e cucito che mi fanno sentire decisamente vetusta, mi sono detta che avrei fatto meglio ad utilizzare il mio tempo per la mia salute, fisica e mentale.
Ed ho quindi intrapreso un percorso arduo, di quelli che si rimandano sempre in epoche lavorative: un check up completo, per ovviare a piccoli... ehm... inconvenienti dell'età. Sapete com'è, quando le vetture sono un po' datate, ogni giorno ce n'è una, e a volte è necessario eseguire un tagliando o una bella revisione. Dall'aria seria assunta dai "meccanici", ho desunto però che quello che credevo risolvibile in un paio di esami/visite, si sarebbe inevitabilmente protratto nel tempo. Da qui la mia decisione di mettere un freno alla curiosità dei medici, usando la frase magica 'dal 10 al 25 agosto non ci sono, sono in ferie' e posticipando il tutto a settembre. Rinvio accettato, ma hanno voluto in cambio delle assicurazioni scritte che mi sarei attenuta alle loro indicazioni: dieta, molte passeggiate e nuoto. Parola d'ordine: abolire la vita sedentaria. Poco cinema, TV e PC!
Devo dire che non mi dispiace questa vita... soprattutto se, per meglio attenermi alla posologia, ho dovuto promettere che avrei passato una settimana al mare, con lunghe camminate sulla battigia, nuotate e passeggiate nelle ore fresche! Presa la cartina ho chiuso gli occhi e puntato il dito a caso e, meraviglia delle meraviglie, la scelta del tutto casuale [...] è caduta su un luogo che non vedo da molti anni, ma che mi è rimasto dentro: Sardegna!
Al solo pensiero di rivedere le lunghe spiagge bianche e semi deserte (naturalmente mi terrò ben lontana dalla Costa Smeralda
) ho già le braccia che, in perfetto crawl, mimano anche il tuffo!

Per cui, se non avete mie notizie per un po' non state in pensiero, ma se non vedrete le mie orme in giro dopo il 17 agosto, potrete iniziare a preoccuparvi e chiamare la Guardia Costiera...

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venerdì, 10 luglio 2009 - 12:52
Sarà che prima o poi capita a tutti...
Sarà il caldo...
Saranno le ferie 'forzate'...
Sarà che so di cosa avrei bisogno e allo stesso tempo non lo so...
Sarà che non mi piaccio per niente così...
Quindi mi chiudo in casa... in difesa.

ps. troppo banale usare il classico riccio dirà qualcuno. No, E' che questo ambiente è più nelle mie corde
!
Complicato da...

DreamLady -
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lunedì, 06 luglio 2009 - 10:11
Finchè ne abbiamo la possibilità...
"Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio"
Sono tanti i provvedimenti che ci stanno piovendo addosso che credo ognuno di noi faccia fatica a seguirli tutti. Di certo non è la nostra informazione malata, e spesso deviata, a darcene conto. Per fortuna non tutti gli italiani si disinteressano di ciò e ringrazio i firmatari della lettera per aver stilato un comunicato in linguaggio comprensibilissimo a tutti i livelli.
giovedì, 02 luglio 2009 - 17:19
Ci vuole tempo per mettere in ordine i pensieri. Ce ne vuole ancora di più per i cattivi pensieri. Si cerca sempre di scacciarli dalla mente, ospiti non graditi, a volte inattesi. Ma loro sono sempre lì. Credevo di averli sopiti, e quella vocina sempre buona dentro di me continuava a ripetermi:
"Smettila di fasciarti la testa. Sapevi bene che sarebbe arrivato il momento di scrivere la parola 'fine', anzi te lo auguravi. E ora? Ora che si avvicina invece hai paura"
Ed inutili sono state le mie rassicurazioni alla vocina: “non è paura, è attesa, attesa di vedere come si svolgerà l'ultimo atto”. Cara la mia vocina buona, hai visto che avevo ragione?
Hai visto che, come un prestigiatore tira fuori il coniglio dal cilindro, se ne è uscito col suo coup de théatre? Hai visto il ghigno con cui ha cercato di umiliarmi ancora una volta? Non trattenermi! Lascia che gli spacchi quella testa bacata! Come dici? Non serve? Oh sì che serve, serve a me. Non mi consolano gli sguardi degli altri che lo giudicano come un derelitto, un pezzente, non mi bastano!!!
Ok... è finita... hai vinto cara la mia buona coscienza... non ho fatto nulla... ho lasciato che scendesse quelle scale senza nemmeno lanciargli un insulto...
Ok, a volte hai ragione, forse l'indifferenza è l'arma migliore... ma non puoi impedirmi di sperare nella giustizia del destino, lasciami sperare che venga ripagato con la stessa moneta per tutto il male che ha fatto a me!
Come dici? Sono vendicativa? Sì. E non dimentico.


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venerdì, 26 giugno 2009 - 10:41
Recita il vocabolario:
"sentimento di cruccio astioso per la felicità, la fortuna, il benessere altrui: avere invidia di qualcuno (o contro qualcuno); provare invidia per,..."
Nella sua accezione estesa, il verbo invidiare arriva a significare
"provare ammirazione per un bene, per una qualità che altri ha,
desiderando di possederne in egual misura..."
Normalmente, è un sentimento che poco attecchisce col mio caratteraccio, che tende a peccare dell'estremo opposto, ma oggi, nonostante il suo 'mestiere' e tutto quello che significa per me, ho invidiato veramente l'autore di questa missiva, indirizzata al mio ben noto concittadino!!!


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giovedì, 18 giugno 2009 - 14:35
Due passi da Canneto a Sottoripa, gettando distrattamente uno sguardo alle vetrine: dalla bottega che vende specialità etniche, alla piccola pescheria dove i biglietti dei prezzi sono ancora vergati a mano e puoi leggere la scritta ‘anchoue’ sulla cassetta delle acciughe, dalla bottiglieria che ha messo l’insegna ‘enoteca’ - che fa più trendy - al bugigattolo che vende babbucce e camicie pakistane, dalla friggitoria che ti offre “frixieu, ‘panissa’e faìnà” al take away con i doner kebab.

Quello che indubbiamente colpisce è il colore: il colore delle merci dell’antica drogheria che ti offre spezie e legumi nei classici sacchi, il colore sulle vesti dei passanti, un vero crogiolo di razze, magrebini, senegalesi, cinesi, pakistani, cingalesi, sudamericani, persone che si muovono, camminano, ti abbracciano quasi.
Faceva caldo ieri sera alle 18.30, tra le case dei vicoli non riusciva a filtrare il vento di maestralin che ti scompiglia i capelli. Una sosta dal barista di ‘fiducia’, un cubalibre per rinfrescarsi e poi via al Suq.
Ed il Teatro del Mare si trasforma: la pista da pattinaggio ha lasciato il posto ad una ricostruzione dei meandri degli antichi mercati arabi, un percorso obbligato tra stoffe fruscianti, dalla seta damascata magrebina con i suoi colori pastello al cotone colorato con argilla dell’Africa nera, tra monili in argento povero, in legno laccato o ricoperti in madreperla. Sopra a tutto, come una nube di vapore di un hammam, l’odore forte di spezie e incensi, che si alza dai banchetti dei venditori di tajine, couscous, dolci arabi e thè alla menta, e altre leccornie.
E accade che vorresti ci fosse meno gente, per poter scorazzare tra i banchi senza code, dimenticando il significato aggregativo del mercato dell’antichità, con la sua lentezza, fatta di momenti dedicati all’osservazione delle merci, alla comunicazione tra il venditore ed il potenziale acquirente, al quale, come d’uso, deve essere riservato il giusto tempo. Un vivere lento che non fa più parte del nostro modo di essere, tutti presi dalla velocità della tecnologia, delle informazioni in tempo reale, di auto che sfidano tutti i limiti di velocità. Una vita veloce che non guarda più intorno a sé. Sorrido mentre mi faccio tutti questi discorsi e rallento il passo, adattandolo agli altri, cercando di ritrovare la calma interiore.
Si fanno quasi le 23 e mi avvio verso l’auto quando la musica di un violino mi richiama: sopra un palco improvvisato, in un angolo davanti a palazzo San Giorgio, un gruppo sta suonando musiche popolari marocchine e il ritmo è quello di una tarantella. Le razze si mescolano sul piazzale del Mare, rischiarato dalle luci del bigo, e tutti, indistintamente accennano una danza. Popoli mediterranei, separati ed uniti dal mare, civiltà del passato e del presente. Scienziati e navigatori, commercianti che sulla rotta da Tabarka a Genova seminavano storie comuni.


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